Hammerle Editori in Trieste - 2004

Storie all’apparenza minime di una folla di protagonisti e comparse (narranti o narrati) assediati dalla solitudine che nasce dall’incomunicabilità e viceversa oppure dall’urgenza di realizzare un sogno o di recuperare un ricordo o di liberarsi da un incubo. Microcosmi di cattiveria (consistente soprattutto in fatti omissivi), quasi embrioni di cattiverie cosmiche. Personaggi colti al bar, in posti di frontiera, in squallidi e inquietanti alberghi, per strada, su una spiaggia, in una campagna assolata e polverosa appena fuori porta, in case di ringhiera o in cortili dove il fiato della città (sempre la stessa?) arriva solo per echi di voci, rimbombi, odori, vorticose apparizioni di un affannato rincorrersi e rimescolarsi di uomini e cose. Eppure, si avverte sempre il respiro di una sotterranea nostalgia di innocenza, di una a volte disperata a volte speranzosa voglia di riappropriarsi del proprio destino, che rende questi racconti tessere di un unico messaggio esistenziale.

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